Sabato 1 settembre 2018





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“Partigiano per Sempre” è un documento straordinario, forse l’unica testimonianza diretta della guerra di resistenza a Casola. Oggi, 25 Aprile, ci sentiamo in dovere di renderlo fruibile in rete a tutti.
Nel 2009 avemmo l’intuizione, la fortuna e l’onore di intervistare Aurelio Ricciarelli, è a partire da quell’intervista che realizzammo questo video, una preziosa testimonianza durante la quale Aurelio ci accompagna attraverso la sua storia di uomo e partigiano ripercorrendo in particolare i giorni terribili della guerra sui nostri monti. Oggi Aurelio non c’è più, ci lasciò poco dopo aver visto a fatica solo alcune parti del documentario dal letto di ospedale in cui ha vissuto i suoi ultimi giorni. Ci fece solo una raccomandazione: di diffonderlo soprattutto tra i giovani, a memoria degli orrori ed errori del passato. Partigiano per sempre è un documento impegnativo per Internet, dura 56 minuti, ma va visto dall’inizio alla fine, è il miglior regalo che possiate fare ad Aurelio.
E’ forse il video a cui tengo di più e ringrazio ancora una volta chi lo ha reso possibile: Silvia e Fulvia per l’idea e il supporto, Gianluigi, Beppe e Gianpaolo per la ricerca storica e il materiale fotografico, Francesco per le foto, Luca (un grande cameraman ed amico), Andrea per la straordinaria illustrazione d’inizio.
Aurelio, spero che la rete arrivi fin lassù, tra i monti, tra le nuvole. ( Paride Ridolfi )


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 A Monte Cece per ricordare i combattimenti del 1944

Sabato 19 settembre 2015, si svolgerà a Monte Cece l'annuale cerimonia in ricordo dei terribili combattimenti che si svolsero sulle sue pendici tra il settembre e l'ottobre 1944, durante la seconda Guerra mondiale, tra reparti inglesi e tedeschi,  contemporaneamente agli scontri di Monte Battaglia. 


L'appuntamento per chi vuole salire in auto a Monte Cece è alle ore 16.15 nel piazzale della Casa della Cultura "G. Pittàno" in Via Card. Soglia. La cerimonia a Monte Cece, accanto alla targa in bronzo che ricorda il sacrificio dei militari 1^ Divisione Britannica dove verrà deposta una corona d'alloro, è prevista per le ore 17.00. 
Insieme alle rappresentanze dei Comuni di Casola Valsenio e Palazzuolo sul Senio, con i rispettivi gonfaloni, sarà presente come ogni anno una delegazione inglese. 

Per saperne di più:La battaglia di Monte Cece


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70° ANNIVERSARIO DEI COMBATTIMENTI DI MONTE BATTAGLIA
Video sulla cerimonia per il settantesimo anniversario dei combattimenti di Monte Battaglia e inaugurazione della targa ad Aurelio Ricciarelli.


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27 settembre 1944 - I combattimenti su Monte Battaglia
IL PROGRAMMA DELLE CELEBRAZIONI DEL 70° ANNIVERSARIO DEI COMBATTIMENTI DI MONTE BATTAGLIA ..... continua QUI

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CIAO AURELIO     
L’ANPI annuncia la morte del partigiano Aurelio Ricciardelli, già presidente ANPI Casola Valsenio.
Aurelio fu uomo probo e impegnato sempre nell’antifascismo. Favorì la nascita di Monte Battaglia luogo patriottico-resistenziale-internazionale.
Lì, grazie al suo lavoro organizzativo e politico, ogni anno si trovano reduci italiani, americani, scozzesi, tedeschi e celebrano con le nuove generazioni l’importanza della pace tra i popoli.
Aurelio è stao cremato e le sue ceneri saranno disperse a Monte Battaglia nella giornata di sabato 28 luglio alle ore 11.
L’ANPI nazionale esprime il suo cordoglio. (Professor Ivano Artioli)

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Il sergente maggiore Manuel Verduco Mendoza  eroe a Monte Battaglia
Oggi 18 Marzo 2014 il sergente maggiore Manuel Verduco Mendoza  verrà insignito dalPresidente Obama della Medaglia d’Onore del Congresso degli Stati per l’atto di eroismo compiuto il 30 settembra del 1944 a Monte Battaglia. Tutta la storia QUI di G.Sangiorgi


Aurelio, il partigiano della pace

Si deve ad Aurelio Ricciardelli, un ex partigiano di Casola Valsenio, se oggi Monte Battaglia è a pieno titolo monumento alla pace e  alla fratellanza tra i popoli, conosciuto in Europa  e negli Stati Uniti...  Continua a leggere...» 

Finalità 
Il Centro di documentazione sulla guerra di Liberazione è nato per volontà dell'ANPI di Casola Valsenio e dell'Amministrazione Comunale. Il Centro è gestito direttamente dall' Anpi di Casola Valsenio. Esso rappresenta ....... Continua a leggere...» 

Ricordiamo Casola liberata Casola Valsenio fu liberata dalle forze occupanti nazi-fasciste 68 anni fa e precisamente il 29 novembre 1944. Per non dimenticare e ricordare lo storico avvenimento giovedì 29 novembre 2012 alle ore 10,30, l'Amministrazione Comunale e l'ANPI di Casola Valsenio deporranno una corona di alloro alla lapide, in via Card. G. Soglia, che ricorda la liberazione di Casola e l'ingresso dei soldati indiani. La storia dei fatt: Il   29 novembre una pattuglia di soldati indiani comandati da ufficiali britannici e guidati da due partigiani...QUI 
Testimonianza di uno di loro Giovanni Tabanelli... QUI

Manifestazione a Monte Cece
Una giornata di commemorazione per non dimenticare chi è morto per la libertà. Sabato 15 settembre si terrà la tradizionale cerimonia a Monte Cece in ricordo degli eventi bellici del 1944. Il programma prevede per le ore 16.30 il ritrovo nella piazzetta della Casa della Cultura “G. Pittano” a Casola Valsenio e partenza in auto per il passo del Cerro per proseguire a piedi fino a Monte Cece.. Continua a leggere.. »

A Monte Battaglia per la Libertà e la Pace La tradizionale manifestazione a Monte Battaglia, organizzata dai  Comuni di Casola Valsenio, Fontanellice e Cotignola e dell'Anpi di Casola Valsenio, si svolgerà domenica 2 settembre 2012..... Continua a leggere.. »


Il 25 aprile si festeggia la Liberazione a Casola Valsenio
Una giornata di festa per non dimenticare. L'Anpi locale, infatti, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale hanno organizzato le celebrazioni del 25 aprile 2012 per ricordare il 67° anniversario della liberazione dal nazismo e fascismo. Continua a leggere...» 


In bicicletta sulla linea gotica – La staffetta della memoria
Per fronteggiare la risalita degli Alleati verso il nord Italia, tra la fine del ’43 ed il ’44 le truppe tedesche si schierarono lungo la cosiddetta Linea Gotica, un argine costituito da diversi ostacoli naturali – fiumi, passi difficilmente valicabili, zone impervie – lungo circa 300 chilometri....... Continua a leggere...»


Giornata della memoria 27 gennaio 2012
Il Comune di Casola Valsenio, l'ANPI e l'Associazione culturale CineSenio organizzano venerdì 27 gennaio 2011 alle ore 20,30 nel Cinema Senio la proiezione del film “Senza destino" di Lájos Koltai. Con Marcel Nagy, Miklós B. Székely, Zoltán Bezerédy, Péter Vall. Titolo originale: "Sorstalanság-Fateless". Drammatico, durata 130 min. - Ungheria, Germania, Gran Bretagna 2005.. Continua a leggere...» 



Aurelio Ricciardelli
Il prestigioso riconoscimento è stato conferito a Aurelio Ricciardelli, presidente dell'ANPI di Casola Valsenio  che riceve il titolo di “Cavaliere" al merito della Repubblica ....... Continua a leggere..




Sessant' anni dopo qualcuno ha salvato il soldato Harry Sulle colline di Imola a Monte Battaglia in Comune di Casola Valsenio, due storici dilettanti che cercano reperti della seconda guerra mondiale. E trovano delle ossa.. inizia così un indagine difficile e appassionata, durata 7 anni, che termina a Detroit. Dove dal 1944 una famiglia ..... Continua a leggere...»


Sostegno operativo e di Intelligence per la resistenza antinazista. L’OSS e i partigiani italiani nella seconda guerra mondiale di Peter Tompkins
Il contributo dei partigiani antifascisti italiani alla campagna in Italia durante la seconda guerra mondiale è stata a lungo trascurata. ..... Continua a leggere...»


Casola Valsenio e la sua ricostruzione (Rapporto inviato a Roma dalla Sede Municipale lì 20 marzo 1946) Casola Valsenio è tra i 18 comuni della provincia di Ravenna, situato nell’ex circondario di Faenza in posizione col­linare ai confini della provincia di Bologna e di Firenze. Sorge a 195 metri sul livello del mare ed il suo territorio comunale, 8400 ettari, è suddiviso in 24 nuclei parrocchiali ..... Continua a leggere...»


La storia di Monte Battaglia a fumetti
I combattimenti affrontati dai Partigiani e dalle truppe Americane a Monte Battaglia vengono divulgate anche a fumetti nel supplemento del settimanale La Lotta n.7 del 1950 ..... Continua a leggere...»



Noi ricordiamo
Un libro dove sono raccolte pensieri, poesie, interviste, lettere immaginarie e disegni realizzati dagli studenti delle scuole elementari e medie di Casola Valsenio ...... Continua a leggere...»





Intervento di Aurelio Ricciardelli in ricordo di Filippo Pirazzoli

1946 – 2006, 60° Anniversario della prima elezione del Consiglio comunale di Casola Valsenio.
Intervento di Aurelio Ricciardelli in ricordo di Filippo Pirazzoli
Le prime elezioni democratiche dopo la fine della guerra, dopo la Liberazione dal nazi-fascismo, vengono convocate nella primavera del 1946.
Non si vota nella stessa data in tutta Italia, ma in date diverse. A Casola si vota il 31 marzo e l’1 aprile, esattamente 60 anni fa, e per la prima volta possono partecipare al voto anche le donne.
Alle donne, anche nell’Italia prefascista, il diritto di voto era negato.
La lista socialcomunista, come si diceva allora, ottiene la maggioranza dei consensi con 1834 voti, mentre alla Democrazia cristiana vanno 846 voti.
Il capolista della sinistra – allora non c’era l’elezione diretta del Sindaco – è il giovane maestro Filippo Pirazzoli, Gigi come lo chiamavamo noi.

Pirazzoli è sì giovane – nato il 4 gennaio 1923, ha da poco compiuto 23 anni – ma ha potuto maturare una esperienza civile e politica, resa più intensa dalle drammatiche vicende storiche in cui tutti noi, allora giovanissimi, ci siamo trovati coinvolti: gli anni della dittatura fascista, la tragedia della guerra di aggressione nella quale il fascismo trascinò l’Italia, la disfatta, gli eventi drammatici che seguirono l’armistizio dell’8 settembre 1943, gli orrori dell’occupazione nazifascista, la scelta di stare dalla parte della Resistenza partigiana, dalla parte di chi combatteva per la libertà dell’Italia, per la fine della dittatura e della guerra.

Filippo Pirazzoli frequenta da ragazzo la bottega del padre, in Piazza Oriani, proprio dove oggi c’è la sede dei Democratici di Sinistra: al piano terra la bottega e al piano superiore l’abitazione. E’ una bottega di calzolaio; una delle tante che operano a Casola in quegli anni. Se ne contano una decina, con alcuni lavoranti ciascuna.
Nei primi anni del ‘900 è in quelle botteghe, tra quei lavoratori, che si diffondono e si predicano le idee del socialismo, dell’emancipazione, della giustizia sociale, della libertà tra uguali.
La prima organizzazione sindacale che si forma a Casola, nel 1906, è proprio la Lega di resistenza dei lavoranti calzolai, e calzolaio è Aurelio Acerbi, un giovane socialista che nel 1921 – dopo la scissione di Livorno – diventerà primo Segretario della Sezione del Partito comunista d’Italia di Casola Valsenio.

Ed è contro le leghe sindacali, contro le organizzazioni socialiste che a Casola si costituiscono e si affermano nei primi decenni del ‘900, che si scatena la violenza dello squadrismo fascista.
Vittima di questa violenza sarà colui che del socialismo casolano è l’ispiratore e la guida, il tipografo Luigi Sasdelli, che viene assassinato da sicari fascisti nella piazza che oggi porta il suo nome, la notte del 9 gennaio 1922.
Sono gli  anni più bui della dittatura,  Sono però anche gli anni in cui comincia la resistenza, c’è chi preferisce prendere la via dell’esilio, i cosiddetti fuoriusciti, nella maggioranza intellettuali. Alcuni verranno poi colpiti anche all’estero. C’è chi non si iscrive la partito fascista e perde il lavoro, gli antifascisti vengono repressi con le bastonate, con l’olio di ricino, con il carcere e il confino.
Per i meno esposti la possibilità di mantenere vivo il ricordo degli ideali socialisti è affidata all’ambito delle relazioni famigliari o agli ambienti di lavoro – come le botteghe dei calzolai - dove quelle stesse idee in passato hanno potuto affermarsi.
Sono però anche gli anni in cui comincia la resistenza, c’è chi preferisce prendere la via dell’esilio, i cosiddetti fuoriusciti, nella maggioranza intellettuali. Alcuni verranno poi colpiti anche all’estero.
C’è chi non cede, perde il lavoro, gli antifascisti vengono repressi.

E’ nella bottega del padre che Filippo Pirazzoli viene in contatto con gli ideali di libertà, uguaglianza, giustizia sociale; quegli ideali che la propaganda e il rigido controllo del regime sulla società e sulla scuola vuole cancellare. Nella stessa bottega lavora Aurelio Acerbi, che anche per le percosse subite dai fascisti, sarebbe morto ancora giovane, nel 1936.

Non prima di essersi reso protagonista di un gesto clamoroso di antifascismo, con la costruzione di una carro rimasto famoso, che sfilò durante la Festa di Mezzaquaresima del 1931, intitolato “Le grandi tappe della storia”.

Tra le tappe che hanno segnato la storia dell’umanità, raffigurate nel carro, Acerbi indica la rivoluzione francese del 1789, e non la cosiddetta “rivoluzione fascista”. Per di più la rivoluzione francese è rappresentata da una ragazza avvolta in un mantello rosso e, in quel contesto, la frase tratta dalla “Rivolta Ideale” di Alfredo Oriani, che compare nella parte alta del carro e che recita  “…accendete dunque le fiaccole perché la marcia è cominciata nella notte, l’alba è vicina. Il suo rossore somiglierà a quello del sangue ma è rossore di porpora che brillerà nel manto del sole”, assume un significato chiaramente contrario al regime. Per quel carro Acerbi viene punito con l’ammonizione di polizia.

Ma quell’alba, che Acerbi annuncia nel suo carro, sarebbe arrivata 14 anni dopo e solo dopo immensi dolori e tragedie, lutti e privazioni.
Quell’alba non sarà un regalo, ma il risultato di una lotta che da clandestina sarebbe diventata, con la Resistenza armata, scontro aperto e di massa contro il fascismo e contro l’occupazione nazista.
Nella primavera del 1943, Filippo Pirazzoli, Torquato Visani e Amilcare Mattioli, allora studente universitario che è già entrato nell’organizzazione clandestina del Partito Comunista grazie al contatto stabilito con Giuseppe D’Alema, costituiscono una cellula casolana del PCI collegata all’organizzazione di Bologna.
Di lì inizia un lavoro di avvicinamento alla causa antifascista che riesce a coinvolgere giovani studenti e operai di diverso orientamento e a recuperare all’impegno vecchi militanti che sono rimasti fedeli ai loro ideali. Anch’io entro in contatto con loro. Ricordo poi Domenico Sangiorgi (Mengo), Giuseppe Pittàno (Pecio), Tonino Tozzi e, tra i più vecchi, Giuseppe e Antonio Bambi, Gildo Tabanelli, Guido Ricciardelli.

Inizia a circolare in quei mesi l’Unità clandestina, che arriva da Bologna e che Mengo diffonde nelle campagne.
Le sorti della guerra, mese dopo mese, volgono al peggio. Per la popolazione è evidente che la guerra è perduta, e non c’è propaganda di regime che possa negare la tragica realtà delle migliaia di giovani italiani morti nel fronte russo e in Africa.
Il 10 luglio 1943 gli alleati sbarcano in Sicilia, il 25 luglio di quello stesso anno Mussolini viene arrestato. La caduta del fascismo viene salutata dalla popolazione, ovunque, con manifestazioni di contentezza, di gioia. A Valsenio, a Casola suonano le campane. Per la gente è il segno che la guerra sta per finire.

A Casola, una folla si riunisce festante davanti al Municipio, e a Pecio, Giuseppe Pittàno viene chiesto di parlare.
Pecio non è soltanto uno studente universitario, è il nipote di Ivo Pittano, uno dei 10 casolani condannati dal tribunale speciale fascista,  primo sindaco socialista di Casola, eletto nelle elezioni del 1919, prima dell’avvento della dittatura fascista. Si parla di un’Italia nuova, di un futuro di libertà e di progresso civile, di pace.
Ma così non sarà ancora.
L’8 settembre 1943 l’Italia firma l’armistizio con gli alleati, i nazisti occupano l’Italia, il re scappa da Roma, Mussolini viene liberato dai tedeschi e costituisce, con il sostegno dei nazisti, la Repubblica sociale italiana.
L’Italia è divisa in due: al sud liberato dalle forze alleate il governo legittimo, al centro-nord la Repubblica sociale italiana e l’occupazione militare nazista.
Tra il 1943 e il 1944, sotto la guida del Comitato di Liberazione Nazionale, che raccoglie tutte le forze antifasciste, si costituiscono le prime formazioni partigiane, è la resistenza armata che nel centro e nel nord Italia combattono contro gli occupanti nazisti e i collaborazionisti della Repubblica sociale italiana.

A Casola, in casa di Guido Ricciardelli, Giuseppe D’Alema – che ora fa parte del gruppo dirigente della Federazione comunista di Ravenna – si incontra con Filippo Pirazzoli e Giuseppe Pittano.
Dopo alcuni tentativi non riusciti, si costituisce in quell’occasione il primo nucleo attorno a cui costruire un Comitato di Liberazione, per dare guida e rappresentanza alle forze antifasciste e tenere i collegamenti con le formazioni partigiane combattenti che operano nell’Appennino.
Ma i fascisti hanno tempo e modo di rialzare la testa. Nel novembre del 1943 costituiscono il Fascio repubblicano anche a Casola e danno la caccia agli antifascisti che più si sono esposti: Mattioli riesce a fuggire, D’Alema non è a Casola (su di loro viene messa una taglia), ma Guido Ricciardelli, Giuseppe Pittàno e Filippo Pirazzoli vengono presi e arrestati. In manette, vengono caricati su un cellulare, e trasportati a Ravenna.
Poi verranno rilasciati, e Filippo Pirazzoli, insieme agli altri continuerà a dare il proprio apporto all’attività del Comitato di Liberazione.

Il 1944 è un anno terribile. La guerra arriva nelle nostre valli, nei nostri monti. Cresce di intensità e di efficacia l’azione delle brigate partigiane – in particolare la 36.ma Brigata Garibaldi che opera nel nostro territorio - dove entra un numero crescente di giovani che vogliono sottrarsi ai bandi di reclutamento della Repubblica sociale italiana e sempre più feroce e spietata diventa la reazione di nazisti e repubblichini.
In agosto gli alleati sferrano l’offensiva contro la linea Gotica. Tra settembre e ottobre, nei combattimenti di Monte Cece e Monte Battaglia, i morti saranno migliaia.
Poi i tedeschi si ritirano, lasciano Casola ma solo dopo avere minato e fatto saltare in aria - il 28 novembre, prima dell’alba - il grande palazzo del municipio, il ponte della Soglia e i ponti a sud di Casola, i pozzi di acqua potabile, il silos. Quello stesso giorno avrebbero fatto saltare tutti gli altri ponti fino ai gessi: ed è sulla linea dei gessi che i tedeschi si attestano, fino ad aprile 1945.
Gli alleati, avvertiti da alcun ex partigiani, entrano in paese il 29 novembre.

La Giunta popolare, diretta
emanazione del Comitato di Liberazione, di cui anche Filippo Pirazzoli fa parte e che nomina Sindaco il prof. Amilcare Mattioli, fa affiggere un manifesto di saluto agli alleati (copia è conservata nel Centro di documentazione sulla guerra di Liberazione di Casola) e affronta i primi gravosi problemi, dall’assistenza sanitaria agli approvvigionamenti alimentari, al reperimento di alloggi, al recupero delle merci imboscate.

A nord ci sono ancora i tedeschi, il Cardello e Valsenio diventano zone di prima linea ma si tenta di far riprendere l’azione amministrativa.
Tutto è molto difficile, la guerra continua, a poche centinaia di metri più a nord. I tedeschi, dai gessi, sparano su Casola. Ma si prova a ripartire, a ricostruire, a ricreare una organizzazione civile, sociale, amministrativa, politica.
Ovunque è distruzione, miseria, ma la vastità e la gravità dei danni, il prezzo enorme di vittime civili provocate dalla guerra, i segni lasciati dalla ferocia dei fascisti e dei nazisti, saranno evidenti in tutta la loro gravità a guerra finita.

Scrive Guido Ricciardelli nel suo libro “Casola piccola Cassino nella valle del Senio”:  “Si cammina da mesi come dei ciechi che credono ancora di vederci. Dove andremo a finire? Questo è il tragico interrogativo davanti al quale non si sa cosa rispondere?”
Ma nella primavera del 1945 a Casola, per la prima volta dall’avvento del fascismo si festeggia il 1° Maggio, la festa dei lavoratori.
La guerra è finita, può iniziare una storia nuova. In piazza Sasdelli c’è tanta gente, chiamata dal CLN e dalla Camera del Lavoro.
Il clima politico, segnato dall’unità antifascista che si è realizzata durante la Resistenza, è di collaborazione tra le diverse forze politiche e soprattutto tra comunisti, socialisti, democristiani e liberali.

Filippo Pirazzoli nel Partito comunista italiano è un punto di riferimento, è uno degli esponenti più stimati e apprezzati. E’ un uomo mite, sensibile, profondamente convinto delle sue idee e rispettoso delle idee altrui.
Insieme, socialisti e comunisti, lo indicano come capolista e nelle elezioni del 1946 entra in consiglio comunale, dove – il 9 aprile – viene eletto sindaco.
Nella giunta, insieme a lui, ci sono Guido Ricciardelli, Giuseppe Albertazzi, Ivo Pittano, Antonio Benericetti, Giovanni Chapuis, Andrea Menzolini.
Il compito che attende il nuovo Sindaco è enorme.
Provate ad immaginare Casola senza Municipio, senza scuola, senza ospedale, senza acquedotto, con i ponti di collegamento al paese distrutti, la viabilità nella maggior parte impraticabile, senza energia elettrica, con parte del patrimonio edilizio distrutto o inutilizzabile: sono ben 537 edifici pubblici e le case distrutte o danneggiate con 300 famiglie senza tetto pari a circa 1.000 persone.

Casola esce dalla guerra in ginocchio, semidistrutta, povera, con gran parte del suo territorio ancora  minato: questa è la pesante situazione che  nuova Amministrazione deve affrontare.
Il costo della ricostruzione viene stimato in 86 milioni di lire: una cosa impossibile e immensa.
Ma con un impegno straordinario si avvia la ricostruzione dei ponti, delle strade, del municipio, delle scuole, dell’acquedotto, della linea elettrica, Si costruiscono le prime case popolari, si recupera l’ospedale, il ricovero, alcune chiese, il cimitero e il macello.
Si avviano i primi interventi nel settore della forestazione e della bonifica con l’attivazione di corsi di formazione e specializzazione per giovani disoccupati nel settore agricolo. Si pensi che circa 80% della popolazione attiva lavora in agricoltura.

Nel Consiglio comunale uscito dalle elezioni del 1946, la DC rappresenta la minoranza consiliare, ma si collabora, si lavora insieme.
Così anche dopo, quando - nel 1947 - con la rottura del governo di unità nazionale, i socialisti e i comunisti vanno  all’opposizione nel parlamento nazionale e la lotta politica si fa più dura, la contrapposizione ideologica diventa aspra.
Sono anni di forti scontri sociali nel paese, e anche di pesante repressione.
In Italia – come nel resto dell’Europa - la guerra fredda, il contrasto tra quelli che per decenni saranno due blocchi militari, politici ed economici contrapposti, Stati Uniti da una parte e Unione Sovietica dall’altra, segna profondamente i rapporti sociali e politici.

In una campagna elettorale segnata da una forte contrapposizione e da una straordinaria mobilitazione di massa, il 18 aprile 1948 la Democrazia Cristiana conquista la maggioranza assoluta in parlamento e sconfigge il Fronte popolare a cui avevano dato vita il PSI e il PCI.
Nell’estate di quello stesso anno, in luglio, Togliatti rimane gravemente ferito in un attentato.
La protesta e l’indignazione attraversa il Paese. La repressione è dura, gli scontri di piazza sono sanguinosi.

La possibilità per la sinistra di esprimere apertamente le proprie idee è fortemente condizionata, ma Pirazzoli fa fino in fondo la propria parte. Non si nega mai, è sempre pronto a raggiungere i luoghi più sperduti del Comune, dove servono ore di cammino, per incontrare la gente, i contadini, portare una parola di fiducia e di speranza.
In quegli anni il Partito comunista ha circa 600 iscritti, presenti soprattutto nelle aree rurali, tra i mezzadri e i contadini.

L’impegno politico e l’impegno amministrativo sono tutt’uno. Si lavora per risolvere i problemi, i tanti problemi della vita di tutti i giorni, e si lavora per aprire nuove prospettive politiche, di maggiore libertà, di progresso civile. Ricordo un episodio, drammatico e tragico.

E’ il 1950. A Modena la polizia spara sugli operai che protestano contro i licenziamenti.  Sei operai delle Fonderie Riunite vengono uccisi e un moto di indignazione attraversa l’Italia. Si convocano manifestazioni ovunque. Anche a Casola una folla numerosa si raccoglie nel Cral. La Prefettura vieta ai Sindaci di parlare, di esprimere la propria opinione su quanto è accaduto, di partecipare a manifestazioni. Ma Gigi decide di non obbedire!
La sua dignità di uomo, di Sindaco, prima ancora che di militante della sinistra, glielo impedisce.  “La mia coscienza – dice prendendo la parola – si ribella!”

Ma malgrado tutto, si trova il modo, la volontà, di lavorare insieme, di sapere guardare oltre le divisioni politiche. Ed è quasi usuale  – voglio sottolinearlo come un elemento positivo di quegli anni – accogliere a Casola ministri, esponenti del Governo –  penso a Fanfani, a Tupini, poi Zaccagnini - che con la loro personale presenza si mostrano vicini ai problemi della nostra comunità.
E’ quella una politica certamente più vicina, meno distante della politica di oggi: una consuetudine, quella, che sarebbe utile e positivo recuperare, nell’interesse della politica stessa e della sua essenziale funzione.

Quelli dal 1946 al 1951 sono anni duri, difficili, intensi, che Pirazzoli vive con passione, con inquietudine, ma anche con una personale e intima sofferenza. Muore giovane, a soli 28 anni: si toglie la vita a Firenze, nell’ottobre del 1951.
A dargli l’ultimo saluto, quel giorno a Casola siamo in tanti. Ci sono i suoi compagni che portano il feretro a spalla fino al cimitero, e c’è tutto il paese.
Quel giorno, per la prima volta, vengono accese le luci della nuova illuminazione pubblica che, da Sindaco, ha fatto costruire su Via Roma.  
A tutti noi resta il suo ricordo. Resta il ricordo del suo impegno politico, civile e amministrativo, della piena e totale dedizione che mise nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini di Casola.

Casola Valsenio, 1 aprile 2006

Il sergente maggiore Manuel Verduco Mendoza eroe a Monte Battaglia

Oggi 18 Marzo 2014 il sergente maggiore Manuel Verduco Mendoza  verrà insignito dal Presidente Obama della Medaglia d’Onore del Congresso degli Stati per l’atto di eroismo compiuto il 30 settembra del 1944 a Monte Battaglia. Sotto tutta la storia.... di G.Sangiorgi

Casola Valsenio e la sua ricostruzione


CASOLA VALSENIO E LA SUA RICOSTRUZIONE
(Rapporto inviato a Roma dalla Sede Municipale lì 20 marzo 1946)

Casola Valsenio è tra i 18 comuni della provincia di Ravenna, situato nell’ex circondario di Faenza in posizione col­linare ai confini della provincia di Bologna e di Firenze. Sorge a 195 metri sul livello del mare ed il suo territorio comunale, 8400 ettari, è suddiviso in 24 nuclei parrocchiali sparsi qua e là nella martoriata valle che gli dà il nome.
La popolazione del Comune è di poco inferiore ai 6.000 abitanti, di cui l’88% e forse più si dedica all’agricoltura, costretta ad uno sforzo diuturno e sovrumano per carpire alla natura non prodiga quei poco che basti per vivere una vita fatta di costumi rigidi e di dignitose astinenze.
Il centro maggiore ammassa le sue case, in grandissima maggioranza vecchie, antigieniche e sinistrate, in un breve spazio a ridosso del fiume Senio, che ne lambisce e corrode i fianchi, con grave pregiudizio alle persone e alle cose.
Data la sua particolare posizione, di estremo lembo della Romagna montana pressoché smembrato dal resto della provin­cia, risente della trascuratezza dei suoi uomini, ma anche di quelli che, investiti di potere, ne dovrebbero curare gli interessi da un punto di vista superiore.
Molti problemi che il Comune si era proposto di risolvere negli ultimi anni, vennero rinviati a causa di forza maggiore per il sopraggiungere della guerra. E gli stessi, moltiplicati dalle devastazioni causate dall’infausto flagello, riaffiorano e si im­pongono oggi, non solo alla comunità, già tanto stremata nello sforzo impari, ma gli organi superiori dello Stato.
Si tratta di un complesso di opere così imponente e di proporzioni tanto vaste da impressionare chiunque, con serena coscienza e vigile senso civico, ci accinga all’esame.
Innanzi tutto sarà opportuno dare un quadro, sia pure sommario, dei danni che Casola Valsenio ha subito per cause dirette dalla guerra.
Quivi, sul fiume divenuto tristemente famoso per aver fis­sato il fronte per oltre sette mesi, si è svolta la guerra in tutta la sua tragicità, raggiungendo talvolta aspetti apocalittici; il paese e l’intero suo territorio, divenuto teatro di battaglie e di scontri furibondi, è rimasto per mesi e mesi terra di nessuno, in preda ad ogni sorta di orrori, sotto la traiettoria dei tiri delle artiglierie e sottoposto all’azione depressiva delle granate.
Non è questa sede adatta per dire come si è svolta la guerra e della sua condotta; a noi interessa dare un’idea sintetica sulle sue conseguenze e sui danni che essa ha arrecato in ogni angolo del suo territorio.
In proposito valga la seguente breve statistica: nel centro urbano sono andati distrutti 18 edifici, di cui 4 pubblici, 80 case gravemente danneggiate, 144 in misura meno grave; nel forese, invece, le case distrutte sono state 17, le gravemente danneggiate 115 e le relativamente danneggiate 121
Inoltre risultano complessivamente danneggiati in modo grave o distrutti nel centro abitato e nel forese: 37 edifici pubblici fra cui il palazzo comunale, le scuole del capoluogo e quelle rurali, le chiese, l’acquedotto, il pubblico macello.
Globalmente, le case distrutte o danneggiate in modo più o meno grave assommano a 537.
In conseguenza, i senza tetto superano le 300 famiglie, pari a oltre 1000 unità.
Ai danni delle case vanno aggiunti quelli del terreno, tutt’ ora ­minato: circa 60 ettari, distribuiti in 46 poderi; per con­traccolpo hanno determinato una riduzione sensibilissima alle principali colture: in particolare quella del grano, con una produzione globale di quintali 6930, in confronto della media pro­duzione di quintali 28500.
Non meno grave la situazione zootecnica: i tedeschi hanno asportato 613 bovini, 395 ovini e caprini, 644 suini, 70 equini ed oltre 20000 capi di pollame.
Non si elencano i valori asportati ai privati, come mezzi di trasporto, strumenti di lavoro, biancheria, indumenti, ge­neri alimentari ed altro, perché non facilmente calcolabili, ol­tre tutti i mobili bruciati.
I danni delle aziende agricole. impoverite nei mezzi di produzione, hanno purtroppo avuto un chiaro riflesso nello spopolamento della motagna, nella quale oltre 50 poderi sono completamente abbandonati e quelle famiglie, che prima erano i coltivatori, sono scese al piano ad ingrossare le file dei brac­cianti disoccupati.

VIABILITÀ E COMUNICAZIONI
Argomento che meriterebbe una speciale trattazione a sé, in quanto i collegamenti per la vita di un centro organizzato, rappresentano una ragione di vita.
A causa dei ponti distrutti sul Senio - 5 nel solo ter­ritorio comunale -  Casola è venuta a trovarsi completamente isolata per alcuni mesi; riprendendo i primi contatti con i paesi vicini solo dopo che, con l'aiuto dell' A.M.G., ha potuto ser­virsi di qualche ponte di fortuna gettato dal Genio Militare.
Tuttora sì serve di essi lungo la via Casolana, ma continua l'isolamento rispetto alle valli laterali, perché tutti i ponti mi­nori, che con dette congiungevano, sono andati distrutti.
Le difficoltà su questo argomento perdurano in tale misura che, nonostante gli sforzi compiuti, il paese è tuttora privo di un servizio telegrafico e telefonico, né dispone di un qualsiasi automezzo di linea che lo colleghi alla Via Emilia, da cui dista appena 20 chilometri.
In suo favore resta solo un procacciato postale, che si ef­fettua ad intervalli irregolari, tempo permettendo.
La viabilità minore su strade comunali, che si sviluppa per 45 km. circa, è in condizioni deplorevoli  molte opere d'arte furono fatte saltare con brillamento di mine dai tedeschi poco prima della loro ritirata.

EDIFICI PUBBLICI E SCUOLE
Andarono totalmente distrutte la residenza municipale e le scuole del capoluogo; al loro posto è un cumulo di macerie.
Momentaneamente si è ripiegato installando gli uffici co­munali nell'ex casa del Dopolavoro, mentre le scuole si sono adattate nei pochi locali presi in affitto da privati, ma assolu­tamente inadeguati dal lato igienico e didattico.

OSPEDALE E RICOVERO DI MENDICITA’
Anch'essi fortemente danneggiati, non tanto ai fabbricati quanto all'arredamento interno ed alla loro attrezzatura.
Il fabbricato in cui aveva sede l'ospedale 5. Antonio Abate è in completa rovina.
Questo, in grosso modo, il quadro dei danni che la guerra, prima con la sua lunga sosta, poi col suo passaggio rapido ma devastatore, ha arrecato a Casola Valsenio ed al suo territorio.
Danni incalcolabili e paurosi per un paese di appena 6000 anime e sorretto da uiìa economia più che povera. Danni ai quali la popolazione non può far fronte se attraverso l'aiuto esterno, in quanto le scarse risorse di un tempo sono divenute pressoché nulle dopo l'uragano travolgente della guerra.
Ciò nonostante, questa gente che ha resistito alla guerra condotta in casa propria, assumendo spesso il ruolo di combat­tenti nelle numerose formazioni partigiane, per contendere all'odiato nemico la terra dei propri padri: questa gente, fiera, sdegnosa, non intende rinunciare alla vita. Ed è per questo motivo fondamentale che essa confida nell'aiuto solidale dei suoi uomini più rappresentativi, affinché essi - immedesimandosi dei loro stessi problemi urgenti e vitali -   ne ripetano la voce in alto, finché c’è tempo e finché c’ è una speranza.
In concreto, Casola attende la soluzione delle sue immediate necessità sulle seguenti urgenti opere pubbliche. Per le quali se ne indica il progetto ed il preventivo di spesa.

 1  Residenza comunale
L. 15.000.000
 2  Scuole del capoluogo
L. 12.000.000
 3  Impianto elettrico per illuminazione
L. 12.000.000
 4  Consolidamento muraglione e consolida­mento dell'abitato
L. 13.500.000
 5  Ponte di cemento armato in località Soglia
L. 10.000.000
 6  Consolidamento frana in località Salde
L.   4.500.000
 7  Restauro agli acquedotti comunali
L.   4.000.000
 8  Ponte in muratura in località Molino Balagaio
L.      300.000
 9  Ponte in muratura nel Rio Cestina
L.   6.000.000
10 Viabilità generale entro e fuori dell'abi­tato
L.   3.917.000
11 Restauro ai cimiteri
L.      990.000
12 Riparazione alle fognature
L.      900.000
13 Restauro alla chiesa arcipretale di proprietà del Comune
L.      375.000
14 Ospedale S. Antonio Abate
L.   1.283.000
15 Ricovero Cronici
L.      380.000
16 Restauro Macello pubblico
L.      170.000
17 Magazzino comunale
L.      305.000
18 Bagni pubblici e latrine
L.    1.000.000
19 Pubblici orinatoi n. 3
L.      260.000
20 Riprìstino viali e giardini
L.      800.000
21 Ricostruzione del Mercato boario
L.      200.000
22 Ricostruzione Lazzaretto
L.    1.500.000

L.  86.380.00

Non tutti i progetti sono ancora stati presentati al Genio Civile; ad esso vennero consegnati per l'approvazione tecnica quelli di cui ai numeri 7, 8, 9, 11, 12, 13, 16, 17, 20; sono già preparati e pronti per l'inoltro quelli contrassegnati con i numeri 3, 19, e si stanno completando quelli di cui ai numeri 1, 2, 5, 10, 18, 21, 22.
Quelli contrassegnati con i numeri 14, 15, hanno ottenuto un finanziamento da parte del Mistero competente, di cui si è già avuta comunicazione diretta. Per i numeri 4, 6, il Genio Civile si è riservato l'appalto secondo un progetto già ultimato prima della guerra, essendo ritenuti tali lavori urgenti ancora prima del passaggio del fronte.
Trattasi, quindi, di una mole di lavori considerevole, per la cui attuazione (com’è e ovvio) è urgente e necessario l'inter­vento dello Stato.
In dipendenza delle necessità su esposte, non disgiunta da una somma di circostanze nemiche, ivi compresa la prolungata siccità dello scorso anno, l'Amministrazione comunale è impo­tente di fronte alla situazione esposta e ne è fortemente preoc­cupata.
Essa, purtroppo, vede esaurirsi poco alla volta i suoi ce­spiti di entrata: tutte le tasse comunali sono in costante dimi­nuzione rispetto alle spese, che per lo svilimento della moneta salgono progressivamente.
La proprietà terriera abbisogna di capitali per radicali la­vori di sistemazione e colture più redditizie ed attende da anni i vantaggi connessi all'esecuzione dei lavori per bacini montani. Ma quando?, se in gran parte quei terreni sono ancora minati?
I benefici ottenuti fin qui dall' A.M.G., dal contributo in­tegrativo dello Stato al bilancio 1945, dai cospicui fondi rice­vuti per l'assistenza ai poveri e alla mensa sinistrati da parte dell’ 'U.N.R.R.A., e nonché quelli concessi dall’ 'E.N.S.I., se rappresentano un apprezzabile aiuto per chi doveva vivere alla giornata, ben poco rispetto alle opere ed ai servizi di carattere permanente di cui ha urgente necessità Casola Valsenio
Si cammina da mesi come dei ciechi che credono ancora di vederci. Dove andremo a finire? Questo è il tragico interro­gativo davanti al quale non si sa cosa rispondere.
Come faranno gli operai? Oggi le paghe non recano un costruttivo lievito ai bilanci famigliari, e le scarse risorse sono già finite: c'è gente che gira con pochi stracci addosso e con le scarpe sfondate; ci sono bambini denutriti, con volti pallidi, gialli, già deva stati dalle stigmate della tubercolosi.
Ad onta di tutto questo, la gente non denuncia collasso completo, né decadimento morale; non vive come in altri luoghi di loschi affarismi, di rapine e di assassinii, ma sopravvive con poche briciole e sembra arenata dentro il fango politico che il passato regime ha lasciato in eredità.
Occorre scuoterla e ravvivarne la fede nell'avvenire, li­bero, democratico.
Casola, invero, è in arretrato di 50 anni almeno in con­fronto alle esigenze e dei servizi dei nuovi tempi.
E' così lontana dai centri politici ed amministrativi; e poi, più che di costoro, la colpa è dei casolani stessi, che recano un po' tutti le caratteristiche del loro grande concittadino Alfredo Oriani, cioè l'innata ripugnanza a chiedere la minima cosa anche se indispensabile.
Casola ritiene di meritare l'aiuto del Governo per le se­guenti ragioni:

1) Perché ha fede ed affetto nelle risorse della sua terra
Malgrado gli anni avversi e la minaccia incombente, i suoi uomini non cedono come altrove alla seduzione dei centri ur­bani; questa popolazione sente profonda ed insuperabile la voce della patria che la chiama verso il lavoro sano dei campi e ri­sponde a tale appello con la devozione ferma e silenziosa colla quale si assolve una missione sacra.
Sente questo popolo che nella terra e dalla terra avrà le migliori e maggiori risorse ed attende con assoluta fiducia che il governo democratico ne riconosca il suo merito. ne premi la fede e il sacrificio.

2) Per la sua vitalità
La dimostrazione della sanità morale di questa popolazione, oltre che attraverso il suo attaccamento alla terra e all'agricol­tura, è data con non minore evidenza dalla percentuale delle nascite, verificatesi in questi ultimi anni.
Mentre, purtroppo, è ormai generale il decadimento dei costumi morali; Casola può vantare anche in questi tempi una elevata maggioranza delle nascite sui decessi che toccano ap­pena la metà delle prime.
Queste antiche virtù, retaggio di costumi non corrotti, e garanzia di sicuro avvenire, meritano bene il più pieno rico­noscimento da parte del Governo attuale, di cui realizzano i più alti principi etici e sociali.

3) Perché in Casola Valsenio ha trascorsa la sua vita il poeta scrittore Alfredo Oriani
Cioè la mente che attraverso e contro aberrazioni degli uomini, della politica e del pensiero, rintracciò con mente sicura le origini e pose i termini per un più vasto risorgimento italiano.
Se l'Italia negli ultimi 50 anni, prima della guerra e del fascismo, ebbe il torto di non comprendere l'alta parola di in­segnamento e di ammonimento che le veniva dal solitario di Casola, non deve ora ignorare il paese di Oriani. Solamente perché anch'esso rifugge dalla petulanza e dal servilismo.

4) Per il contributo di sangue dato alla lotta partigiana
Casola ascrive a suo titolo d'onore 240 (partigiani militanti nelle formazioni Garibaldine, dei quali 23 immolarono la loro eroica esistenza e 4 vennero deportati nei campi della morte.
Ad essi vanno aggiunti 10 civili fucilati dai nazi-fascisti e 60 vittime per fatti di guerra, ivi compresi 30 morti per scoppio di mine.

Contributo imponente e ammonitore, destinato a testimo­niare nel tempo la volontà indomita del nostro popolo, resosi finalmente libero da ogni tirannia.
Per siffatte ragioni, che s'inquadrano nell'azione politica svolta dal Governo del popolo, che realizzano in modo assolu­tamente ideale e pratico l'opera intesa alla ricostruzione del ter­ritorio nazionale, tanto devastato dall'ingiusta guerra.
Casola Valsenio è fra i primi comuni per meritare quegli aiuti che le occorrono per le sue necessità di esistenza e di sviluppo. E non si frappongano ragioni di ordie burocratico che solo allungherebbero l'attesa. Guai ad ulteriori indugi: riuscirebbe fatale alla vita di questi montanari, calmi e taciturni nella miseria sempre, anche nei momenti più tragici. Ma proprio per questo più preoccupati.
Casola sì affida alla generosa mano del Governo ed ai suoi uomini più autorevoli. A quelli di cui è madre non immemore ma riconoscente, per il bene ricevuto e che riceverà.
Casola vuole vivere, può e vuole svilupparsi alla pari de­gli altri comuni d'Italia oggi liberi e riscattati da ogni forma di asservimento totalitario. Ha anch'essa le sue risorse naturali che intende di valorizzare; ha un rango fra tutti i comuni d'Ita­lia che le dà dei doveri che essa assolve mirabilmente, che le dà dei diritti che essa invoca ed esige.

Il Sindaco GUIDO RICCIARDELLI (tratto da Casola Piccola Cassino nella Valle del Senio di Ricciardelli Guido